Augusto Del Noce, nato a Pistoia nel 1910, svolge i suoi studi liceali ed universitari a Torino, laureandosi in filosofia nel 1932. Interessato a cogliere i tratti che distinguono il razionalismo moderno dalla tradizione ellenistico-cristiana, si dedica con particolare impegno allo studio del Seicento francese. Frutto di questo intenso lavoro filosofico sono sette densi saggi apparsi tra il 1934 e il 1943, che allora figuravano tra le posizioni all’avanguardia nelle ricerche storiografiche di settore, apprezzati anche da molti illustri studiosi francesi, tra cui ricordiamo Etienne Gilson e Henry Gouhier. Vinto il concorso a cattedre nei licei nel 1934, Del Noce presta, quindi, servizio come professore di Storia e Filosofia, senza interrompere i rapporti con i suoi maestri dell’ambiente torinese (Mazzantini, Pastore, Faggi, Martinetti) e aprendo contatti con personaggi di spicco di aree culturali assai diverse, come il filosofo e teologo dell’Università cattolica di Milano Francesco Olgiati, il filosofo della religione Enrico Castelli, che lo richiede come collaboratore presso l’Istituto di Studi Filosofici dell’Università di Roma, lo studioso marxista Galvano della Volpe, che gli propone un incarico di assistente alla Facoltà di Magistero di Messina. Questa ampiezza di contatti e capacità di dialogo con persone e ambienti culturali diversi – da aggiungere anche la sua collaborazione con Ludovico Geymonat e Norberto Bobbio alla «Rivista di filosofia» – è una delle caratteristiche più interessanti di Augusto Del Noce; egli saprà mantenerla lungo tutto l’arco della sua incessante attività, anche a prezzo di momentanee incomprensioni per il suo atteggiamento di libera indagine critica, sia nei confronti della propria tradizione culturale cristiana, sia nei confronti delle varie proposte culturali che sorgevano dagli ambienti laici, liberal-democratici e marxisti. Emblematico, in questo senso, è il suo rapporto con il movimento della sinistra cristiana promosso nei primi anni quaranta da Franco Rodano e Felice Balbo: coinvolto profondamente in un dialogo serrato sui principi teorici del marxismo e sulla prassi comunista, Del Noce non aderisce al partito della sinistra cristiana, ma prosegue autonomamente un confronto critico che culmina in due saggi, La «non filosofia» di Marx e il comunismo come realtà politica (1946) e Marxismo e salto qualitativo (1948). Le analisi quivi svolte segnano una tappa importante delle indagini filosofiche italiane intorno al marxismo, anticipando temi che sarebbero divenuti centrali con la diffusione del pensiero gramsciano. Negli anni del dopoguerra Del Noce si impegna in vari ambiti culturali che si possono raggruppare in due direzioni fondamentali: la prima è l’attività più strettamente connessa allo sforzo di ricostruzione morale ed intellettuale dell’Italia dopo il disastro del conflitto mondiale. Attraverso una mole notevole di articoli su vari giornali e riviste (in particolare il quotidiano «Il Popolo Nuovo» di Torino, ma anche «Costume», «Il Nostro Tempo», «Meridiano», «Corriere lombardo», ecc.) insegue la prospettiva di un rinnovamento del pensiero politico liberal-democratico alla luce della tradizione cristiana. Opponendosi alla tesi di un’inconciliabilità di fondo tra liberalismo e cristianesimo, sostiene la possibilità di una convergenza nella difesa del valore centrale della persona, della sua libertà e della piena laicità dello Stato. Il suo contatto con la Democrazia Cristiana, iniziato negli anni della Resistenza, prosegue negli anni Cinquanta e Sessanta, con la partecipazione ai convegni di studio del 1959, 1963 e 1967; nel 1964 aderisce all’Unione italiana per il progresso della cultura e si addentra in una serie di indagini sul compito politico dei cattolici in un clima culturale progressista.Una seconda direzione della sua attività di studioso è la ricerca più strettamente filosofica nei settori già avviati negli anni Trenta e Quaranta, in primo luogo il pensiero cristiano, che approfondisce nelle due linee, quella tomista e quella rosminiana (aprendo un rapporto con il Centro internazionale di studi rosminiani di Stresa). Seguono nuovi saggi sul cartesianesimo e sul marxismo, ai quali si aggiunge lo studio del fenomeno del totalitarismo nelle sue diverse forme, fascista, nazista e comunista. Di particolare interesse sono i confronti che si sviluppano con lo storico tedesco Ernst Nolte e con Renzo De Felice intorno al fascismo e alla possibilità di una sua interpretazione in chiave filosofica o «transpolitica». Numerose le partecipazioni ai convegni e le collaborazioni con istituti e centri di ricerca. Segnaliamo, tra le più costanti, la presenza ai convegni del Centro di studi filosofici di Gallarate, a partire dal 1945, la collaborazione con l’Enciclopedia filosofica, con l’Archivio di filosofia e con l’Istituto di studi filosofici. Nel periodo della sua attività presso il centro di documentazione diretto da Giuseppe Dossetti, a Bologna, inizia a collaborare con «Il Mulino» e frequenta Nicola Matteucci.Negli anni Sessanta il suo pensiero giunge alla piena maturazione con la pubblicazione di due opere, Il problema dell’ateismo (1964) e Riforma cattolica e filosofia moderna, vol. I: Cartesio (1965), nelle quali si delinea una visione complessiva della storia della filosofia moderna. Anche la carriera universitaria di Del Noce, iniziata con la libera docenza in Storia della filosofia nel 1948, giunge a compimento con l’incarico di Filosofia morale presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Trieste e con la vittoria nel concorso a cattedra, proprio sul finire degli anni Sessanta, come Professore ordinario di filosofia morale. In questa veste insegna prima a Trieste e poi Filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, dove prende servizio nel 1970 e dove insegna prima Storia delle dottrine politiche e poi Filosofia politica. Gli anni Settanta lo vedono impegnato nella decifrazione dei caratteri della società contemporanea, che definisce «opulenta» o «tecnocratica», pienamente dispiegati dopo la crisi del ’68. Dedicati a questo tema si susseguono i volumi L’epoca della secolarizzazione (1970), Tramonto o eclissi dei valori tradizionali? (in collaborazione con Ugo Spirito, 1971), L’eurocomunismo e l’Italia (1976) e Il suicidio della rivoluzione (1978). Quest’ultimo contiene, pienamente delineata, un’interpretazione del rapporto tra politica e cultura nell’Italia del Novecento che sarà motivo di ampie discussioni per il suo carattere decisamente innovativo. L’approfondimento del rapporto tra Gentile e Gramsci apre a Del Noce una chiave di lettura delle vicende politico-culturali italiane, inserendole nel più vasto quadro della cultura europea. Da notare, a questo proposito, la sua intensa collaborazione con la rivista «L’Europa», iniziata sul finire degli anni Sessanta e proseguita per tutto il decennio successivo. Del Noce è particolarmente attento agli sviluppi del pensiero marxista nell’ambito culturale europeo e, più in generale, è teso ad individuare le linee di sviluppo di una politica autenticamente democratica, intuendo il rischio di forme larvate di totalitarismo insite nella moderna società dei consumi. Numerosi gli interventi su questi temi di attualità politica e culturale su riviste come «Prospettive nel Mondo», «Studium», «Nuovo Aeropago».Gli anni Ottanta, ultimo decennio del suo lungo percorso intellettuale, si aprono con la pubblicazione de Il Cattolico comunista (1981), che riassume il suo giudizio sull’esperienza politico-culturale della sinistra cristiana in Italia, intrecciandosi con le riflessioni sul fenomeno del modernismo e della sua incidenza sulla cultura cattolica contemporanea. Le sue originali vedute sull’attualità politico-culturale trovano un ambito nuovo di diffusione con la collaborazione alle riviste «30Giorni» e «Il Sabato», vicine al movimento di Comunione e Liberazione; si accrescono quindi la sua notorietà e i riconoscimenti pubblici: nomina a socio benemerito dell’Istituto Accademico di Roma (1982), consegna del diploma di “Grande Ufficiale” della Presidenza della Repubblica, conferimento di numerosi premi, tra i quali segnaliamo il Premio nazionale per la cultura cattolica (1986), il Premio speciale per la cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri (1988) e il Premio nazionale di cultura nel giornalismo: La Penna d’Oro (1989).La lunga, a volte difficile, collaborazione con la Democrazia Cristiana culmina infine nella nomina a senatore nel 1984. Del Noce prosegue senza sosta la sua intensa attività fino al 1989, mantenendo i due ambiti della ricerca filosofica, che lo vede impegnato nella stesura del volume Giovanni Gentile (pubblicato postumo nel 1990), e della pubblicistica, con interventi su «Il Tempo», «Il Giornale», «L’Espresso», «Il Sabato» «L’Osservatore Romano» (collaborazione iniziata già nel 1968), nonché la partecipazione al «Meeting dell’amicizia tra i popoli» a Rimini. Morirà il 30 dicembre, al termine di un anno cruciale della storia contemporanea, giunta ad una svolta da lui prevista nei suoi tratti fondamentali, grazie ad una particolare sensibilità nel cogliere i nessi, spesso sotterranei, che collegano la cultura e la politica contemporanea. Un capitolo importante nella biografia di Augusto Del Noce è il suo rapporto con la contemporanea riflessione europea e d’oltreoceano.Durante la sua formazione tale interesse si mostra evidente nell’attenzione appassionata rivolta al dibattito sulla filosofia cristiana, che in quegli anni andava svolgendosi soprattutto in Francia. Di questo è testimonianza il carteggio, recentemente pubblicato a cura di M. Borghesi, tra Del Noce e Étienne Gilson, che vede il ‘Maestro’ Gilson – così lo definiva Del Noce - interessarsi sempre di più ai temi filosofici propostigli dal più giovane interlocutore e lentamente assorbirne alcune sollecitazioni.Il forte interesse sempre manifestato da Del Noce per gli argomenti dell’attualità politica, da lui ricostruiti attraverso il raffinato filtro speculativo del proprio orizzonte teoretico – tra tutte la celebre interpretazione transpolitica della storia - lo pongono in contatto con uno studioso di fama mondiale del fenomeno del totalitarismo in tutte le sue varie esplicazioni: Ernst Nolte. Ne consegue un dibattito assai vivo che coinvolge un altro studioso italiano di grande caratura: Renzo De Felice.Gli studi delnociani sul pensiero spagnolo filosofico e teologico – Suárez e le trasformazioni della metafisica, Molina ed il molinismo e la sua influenza sul pensiero francese - attirano su Del Noce l’attenzione del mondo spagnolo e sudamericano, quest’ultimo particolarmente interessato e ricettivo nei confronti del pensiero di Del Noce. In Spagna, per esempio, tenne conferenze con successo già negli anni ‘70. Particolarmente significativo è l’interesse suscitato in Sud America, dove è ancora oggi molto studiato e dove strinse anche contatti personali, ad esempio con Alberto Methol Ferré, uomo politico, studioso, membro del Pontificio Consiglio per il laici, uruguaiano. Soprattutto ebbe rapporti con Émile Komar, docente di Storia della filosofia medievale a Buenos Aires, emigrato da Lubiana in Argentina nel 1947 e formato alla scuola di maestri come Eugenio Spectorsky in patria e come Carlo Mazzantini – maestro anche di Del Noce - durante un periodo di studi in Italia. Komar è oggi considerato uno dei più grandi conoscitori ed esegeti del pensiero di Tommaso d'Aquino ed è stimato in tutto il mondo. Testimonianza dei rapporti tra Augusto Del Noce e Komar è un interessante carteggio intercorso tra i due studiosi.Già studioso fin dagli anni giovanili del pensiero russo – soprattutto di A. Spir e di L. Šestov - mantenne poi rapporti con gli ambienti intellettuali cattolici polacchi, critici del marxismo, tra i quali ricordiamo Miroslaw Nowaczyck e Stanislav Griegel. Segno del permanere dell’interesse per il pensiero di Del Noce all’estero sono inoltre i numerosi saggi apparsi su ‘Catholica’, e le traduzioni di sue opere in francese, in via di prossima pubblicazione, tra le quali si ricordano la traduzione de Il suicidio della rivoluzione, a cura di Laurence Rondinet, Editions du Cerf, nonché in lingua spagnola de Il problema dell’ateismo. Assai significativo è, infine, l’interesse che attualmente suscita il suo pensiero anche negli Stati Uniti d’America dove sta per essere edita un’antologia di suoi scritti, a cura di Bemporad, che va incontro alla richiesta di conoscenza del suo pensiero anche in un’area linguistica finora poco coinvolta dalla diffusione dei contributi teoretici del filosofo torinese.
|